E’ stata inaugurata sabato 17 ottobre alle ore 15,30, nelle Sale al Secondo Piano del Castello del Monferrato, la mostra “Hugues ritrovato”, iniziativa che riporta al centro dell’attenzione la figura di Luigi Hugues, nato a Casale Monferrato nel 1836 e scomparso nella sua città nel 1913, attraverso un programma di appuntamenti che ne approfondirà l’attività musicale e scientifica. La rassegna, in programma fino a domenica 1° novembre, è organizzata dall’Associazione Insieme Cameristico Torinese (Incamto) in collaborazione con le Edizioni Musicali Raiteri, con il patrocinio e il contributo della Città di Casale Monferrato e la responsabilità organizzativa di Giorgio Milani.
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Il progetto nasce anche dal recente ritrovamento dell’archivio musicale di Luigi Hugues, attribuito all’attività di ricerca del musicista Bruno Raiteri, che ha consentito di riportare alla luce manoscritti e composizioni rimasti finora non disponibili. Il materiale sta inoltre tornando a essere oggetto di studio e di pubblicazione attraverso le Edizioni Musicali Raiteri, contribuendo alla riscoperta della produzione musicale di Hugues.
Musicista e flautista, Hugues affiancò per tutta la vita l’attività musicale agli studi scientifici, dedicandosi in particolare alla geografia. A Casale fu docente all’Istituto Tecnico Leardi, dove iniziò a insegnare Geografia nel 1859, e nel corso della sua attività scientifica entrò in relazione con la Società Geografica Italiana e con l’ambiente universitario torinese, fino a essere nominato professore di Geografia all’Università di Torino. La sua produzione comprende studi geografici, manuali, dizionari e atlanti, mentre quella musicale spazia dalle composizioni per flauto alla musica da camera, vocale e sacra.
Proprio questa duplice dimensione sarà al centro del programma, che intende restituire la complessità di una personalità capace di muoversi tra ricerca scientifica, insegnamento e composizione musicale. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla Scuola del Flauto op. 51, opera didattica articolata in quattro gradi, e al rapporto di Hugues con l’Istituto Leardi, oltre che alla sua famiglia e alla conservazione della memoria personale e professionale.

