Il volume 9.2 della nona edizione del Festival si è chiuso domenica 16 agosto con un concerto “cartolina” al Belvedere San Luigi di Cantavenna. Il trombonista e compositore Matteo Paggi, specializzato nel suono esteso e nell’elettronica dal vivo, ha condotto gli ascoltatori in una esplorazione del paesaggio sonoro notturno tra riverberi, loop e silenzi abitati con «How Many Times I Saw the Moon».
Un trombone solo, un cielo e la luna: Matteo Paggi costruisce un concerto intorno al silenzio del paesaggio notturno, usando effetti e loop per espandere il suono dello strumento oltre i suoi limiti fisici. «How Many Times I Saw the Moon» nasce da una riflessione sul viaggio e sulla migrazione. Durante lo spostamento tutto cambia: lingua, paesaggio, tempo, identità. Eppure qualcosa ritorna sempre, la luna, presenza immobile sopra luoghi lontani. Uno sguardo familiare che non indica una casa, ma un riconoscimento interiore.
Il progetto traduce questa immagine in un set per trombone ed elettronica. I suoni sono oscuri e instabili, come l’incertezza del cammino. Sezioni ritmiche evocano l’attraversare, il resistere, il procedere. Lunghi silenzi aprono spazi intimi e sospesi, propri del viaggio solitario. La musica non racconta una storia, ma un’esperienza condivisa: un movimento continuo, accompagnato da ciò che ovunque resta uguale.
Matteo Paggi è trombonista nei Fearless Five di Enrico Rava. Vincitore Top Jazz 2025, unisce improvvisazione, ricerca sonora ed elettronica in una visione non convenzionale.
