Attualità, Casale Monferrato

“33ª edizione dell’Amson à la Madòna” – Comunità e tradizioni da custodire e far crescere

Avevo 12 anni quando per la prima volta “jò amsurà”.
Oggi Argia ne ha 85 di primavere, e nonostante il caldo, il cielo incerto e le fatiche, era ancora lì con noi, nel campo, con la sua amsura a mietere il grano.
È questo che intendiamo quando parliamo di radici: qualcosa che affonda nella terra e non si lascia sradicare.

L’Amson è nata così, dalla volontà e dalle mani degli agricoltori, quando i gesti con l’amsura e la falce messoria non erano una rievocazione, ma parte della quotidianità. Oggi quei gesti vengono riproposti da mani che nella vita fanno altro, ma che per qualche giorno ogni anno tornano ad essere contadini dell’anima, nel segno della memoria condivisa.

È proprio da questo bisogno, non perdere il significato profondo di ciò che si faceva, che è nato Bucolicò, un progetto che completa e rende permanente l’Amson. Bucolicò è l’estensione dell’Amson, il suo respiro durante tutto l’anno.
È nato per colmare, raccontare, tramandare. Racconterà quei gesti alle generazioni future, affinché sappiano, comprendano, riconoscano in quei movimenti l’identità di un territorio.

Si è conclusa domenica la 33ª edizione dell’Amson à la Madòna, la tradizionale festa della mietitura organizzata a Santa Maria del Tempio, diventata ormai un punto di riferimento per chi crede che la terra, la comunità e le tradizioni siano parte di un’identità da custodire, coltivare e far crescere.

La manifestazione si è aperta con la Santa Messa celebrata da Don Giuseppe, che ha ricordato l’importanza della speranza, della provvidenza e della gratitudine verso chi si mette in cammino, ogni anno, offrendo tempo, mani, cuore e fede a questo progetto collettivo.

IL GRANO IDENTITÀ ITALIANA

Protagonista indiscusso dell’edizione 2025 è stato lui, il grano, il cereale che accompagna da sempre la nostra storia, il nostro paesaggio, la nostra tavola.

Durante il talk dedicato alla Dieta Mediterranea e alla filiera cerealicola italiana, organizzato in apertura della rassegna, sono intervenuti:

Mauro Bianco, presidente di Coldiretti Alessandria, ha sottolineato l’importanza dei contratti di filiera e il valore dei grani antichi italiani, elementi fondamentali per la salvaguardia della biodiversità e della tradizione agricola del nostro Paese.

Dott. Giuseppe Bargero, primario emerito di diabetologia dell’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, ha offerto un prezioso approfondimento sul tema della sana alimentazione. Durante il suo intervento, ha letto una toccante lettera indirizzata a una madre che, curva nei campi, trasportava i covoni fino all’aia, in attesa della curmà.

Annalisa Rizzo, assessore all’Agricoltura del Comune di Casale Monferrato, ha ricordato come il Dott. Bargero sia stato anche un precursore nello studio della diabetologia casalese, contribuendo con passione e competenza alla crescita della comunità scientifica locale.

Pier Mario Chiarabaglio, del CREA – Centro Foreste e Legno, ha moderato l’incontro con delicatezza e attenzione, illustrando con sensibilità il percorso professionale degli altri oratori e contribuendo a creare un clima di dialogo e condivisione.

Un sentito grazie a tutti loro, e a Coldiretti, per aver promosso anche la campagna #NoFakeInItaly: una raccolta firme per un’agricoltura trasparente e una spesa consapevole.

Come ogni anno, la mietitura e la trebbiatura sono stati il cuore pulsante della festa. Gesti antichi, oggi rari, che raccontano un sapere contadino tramandato di generazione in generazione. E poi i bambini, a trebbiare con i piedi, a vendemmiare grano come fosse uva, a scoprire che si può imparare divertendosi. Il circuito di trattorini a pedali, instancabile, ha ospitato tanti piccoli agricoltori in erba: futuro che cresce giocando.
Questa 33ª edizione ci ha ricordato che appartenere non è una formalità, ma un sentimento. È scegliere ogni giorno di vivere un luogo con cura, di custodirne la memoria, di abitarlo con amore. È camminare insieme, intrecciare storie, sostenersi.

Grazie a chi ha donato tempo, voce, braccia, sorrisi.
Grazie a chi ha creduto, ancora una volta, che l’Amson non è solo una festa.
È un patto di comunità,
è un cuore che batte insieme.

Amson a la Madona 2025

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