Attualità

Ozzano Monferrato – Commemorazione Alfredo Piacibello domenica 3 novembre

Il 28 ottobre ricorre l’anniversario del sacrificio del partigiano Alfredo Piacibello, Medaglia d’oro al Valor Militare. Egli venne fucilato il 28 ottobre 1944 nel piazzale della stazione di Ozzano Monferrato, dove oggi sorge una targa in suo onore. A lui è anche dedicata una via di Casale Monferrato in zona Oltreponte.

La commemorazione in suo onore avverrà domenica 3 novembre dalle ore 9.30, a seguire le celebrazioni del IV novembre, a cura del Comune di Ozzano e del gruppo Alpini.

L’Avv. Sergio Favretto, storico e rappresentante dell’ANPI Casale Monferrato, si occuperà dell’orazione ufficiale.

Alfredo Piacibello nacque a Casale Monferrato il 1° marzo 1912. Crebbe con i fratelli Mario, Angelo e la sorella Rosa. Dopo aver frequentato le scuole elementari divenne elettricista e nel1931 sposò Maria Borla da cui ebbe l’unica figlia Giuseppina. Nel 1940 fu chiamato a prestare servizio di leva nell’82ª Compagnia radiotelegrafisti del 2º Reggimento Genio. Fu congedato nel luglio successivo a causa della tubercolosi. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943 fu tra i primi a prender parte alla Resistenza formatasi nel Monferrato. Partigiano appartenente alla Brigata “Fox” della X Divisione Garibaldi “Italia”, operante in Val Cerrina al comando di Rinaldo Ronco (nome di battaglia di “Orlando Orlandi”), fu nominato ispettore militare della Brigata per le sue capacità di organizzatore. Nel mattino del 28 ottobre 1944 un nucleo di partigiani della “Garibaldi” uscì in perlustrazione, ma si scontrò a Castagnone di Pontestura con un’ottantina di militi della Brigata Nera di Casale. In inferiorità per uomini e per mezzi i partigiani furono immediatamente circondati da tre lati, e per permettere ai compagni di ritirarsi incolumi, egli affrontò in campo aperto i fascisti.
Durante il breve combattimento, il comandante Alfredo Piacibello di Casale Monferrato venne ferito ad un ginocchio e catturato. Legato per i piedi ad un camion, fu trascinato per più di un chilometro fino alla stazione di Ozzano e messo contro un muro su una sedia; ormai più morto che vivo, trovò ancora la forza di alzarsi in piedi, ma cadde subito abbattuto da una raffica.

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